DUAL  3.0
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ARTe contemporanea
Mostra personale   
Falconara Marittima - AN 





Le macchine non sono più "celibi"

Pensando al digitale e all'intelligenza artificiale nel mondo dell'arte mi verrebbe da canticchiare Welcome to the machine dei Pink Floyd del 1975, ma cadrei nel banale errore di pensare che tali innovazioni siano semplicemente un regalo del nuovo millennio, dimenticando, così, che il cambiamento del linguaggio e delle tecniche figurative affonda le sue radici all'inizio del secolo scorso.

Le opere di Marcel Duchamp e degli altri movimenti d'avanguardia hanno dimostrato, infatti, come l'arte possa essere sacra e importante senza che il soggetto o i materiali lo siano, stabilendo il concetto di duplicazione come forma d'arte.

Per secoli abbiamo pensato all'arte come un'impresa umana e soltanto umana. Poi sono arrivate le macchine come la fotografia, il cinema, la televisione, il computer e il digitale che ha inghiottito il mondo, diventando esso stesso un creatore di universi.

La spirale rivoluzionaria dei movimenti di avanguardia che ha dissociato completamente il concetto di arte da quello classico di estetica, a partire dagli anni Cinquanta del Novecento, quando i computer erano degli ingombranti ed oscuri calcolatori, ha avvicinato sempre di più il mondo digitale a quelle artistico.

Anche se l'applicazione di algoritmi nell'industria creativa è molto recente. Essendo il processo tecnologico qualcosa che è difficile stimare poiché risulta esponenziale in alcuni periodi e in stallo in altri, il futuro delle IA è in continuo divenire.

Il problema è che quando si tratta di mettere insieme arte e tecnologia, il mondo dell'arte dimostra di soffrire di una strana forma di amnesia culturale che impedisce al dibattito di evolversi e lo condanna all'eterna ripetizione.

Non è questo il caso di Cesare Iezzi, che invece da circa un decennio, come un antropologo dell'arte, continua ad indagare l'evoluzione della specie umana attraverso le sue forme artistiche, consapevole di come ci troviamo a vivere in un'epoca di profonde transizioni e cambiamenti che nessuno si impegna a spiegare e gestire, che hanno portato l'uomo a vivere sospeso fra il dualismo degli opposti. Per questo motivo negli ultimi anni ha approfondito l'aspetto dell'antico dualismo antropico tra il proiettarsi verso il fondamentale, il profondo, il nascosto, la vera essenza dell'essere, o invece verso l'inessenziale e l'apparente. Nelle installazioni e nelle sculture egli mette evidenzia come la scelta o non scelta dell'uomo fra le due essenze generi poi effetti contrastanti per l'intera società.

L'artista, invece, vuole porre le sue sculture al centro di un dibattito sociale, in cui microcosmo e macrocosmo riducano le loro distanze, aiutando l'osservatore a compiere un percorso che dall'introspezione lo conduca verso l'infinito, non in quanto frutto della semplice immaginazione umana, di leopardiana memoria, ma come realtà futuribile. Tale esplorazione viene declinata attraverso modulazioni artistiche eterogenee in cui viene trasceso il limite della materia aprendosi verso mondi iperurani.

Nel corso della sua evoluzione artistica si è nutrito di tutto ciò che ogni stile pittorico d'avanguardia forniva, dai grandi capolavori metafisici di De Chirico a quelli surrealisti di Dalì e Magritte.

Nel 1996 è tra i fondatori del Movimento Iperspazialista, firmando il Manifesto del gruppo, alla ricerca delle matrici fondamentali che, cinquant'anni prima, avevano spinto Lucio Fontana a pubblicare il "Manifesto Blanco" (1946) sancendo la nascita dello "Spazialismo".

Nel 2015, consapevole dell'evoluzione delle tecniche artistiche, ha sperimentato la pratica della digital art realizzando delle "photo-psyche" che non si limitano a osservare la realtà in maniera oggettiva, ma scandagliano gli affascinanti meandri della psiche umana.

Questa nuova rigenerazione professionale dimostra, altresì, le sue capacità di evolvere il proprio linguaggio figurativo, che da un valore puramente estetico ha acquisito negli ultimi anni un profondo significato psicologico e sociale.

La sperimentazione è il fine di questa sua continua ricerca, la capacità dell'artista, come un Demiurgo, di donare una psychè, un'anima, alle sue immagini inconsce tramutandole in sculture, compiendo, quindi, un percorso opposto rispetto al consueto, per cui dalla digital art si giunge alla materia.

I suoi "dark artificial journeys" sono caratterizzati da galassie sconfinate e giganteschi labirinti cosmici di cui si avverte l'energia del vuoto, in cui solo strani algoritmi e giochi matematici sembrano conoscere la chiave d'ingresso e di uscita. Dimensioni ultraterrene ed esopianeti abitati da entità perfette, a metà strada fra esseri umani, almeno nelle sembianze, ed entità divine e immortali che, soverchiando le tesi di Nietzsche, non sperimentano il decadimento cellulare e non conoscono morte.

Le sue creature sembrano essere il risultato di un percorso creativo che dall'ideazione di stampo classico, spinto sia dai suoi studi architettonici in ambito universitario ma soprattutto dal mondo grecista e mitologico desunto dai modelli di Giorgio De Chirico da cui assurge negli anni della sua formazione, mutano forma e sostanza attraverso l'uso moderno dei prodotti e delle tecniche. Anche il materiale utilizzato per la loro creazione è un conflitto tra opposti: il gesso modellato con il PVC che conferisce intensità e vigore ai volti senza tempo dei personaggi effigiati riducendone la loro ieraticità espressiva, favorisce agli occhi dell'osservatore un senso di spaesamento, a metà tra il reale e l'immaginario, generando in lui un senso d'inquietudine che rafforza al contempo la capacità comunicativa delle opere.

A dimostrazione che l'artista sia in continua fase di ricerca e di evoluzione del suo linguaggio espressivo, negli ultimi anni la sua produzione scultorea si è arricchita di piccoli inserti naturali che colloca all'interno delle sue opere. Sono frammenti lignei particolari per forma o dimensione "scolpiti" dal mare e recuperati dall'artista durante le sue passeggiate lungo la battigia di Civitanova Marche dove risiede e lavora.

La condizione di "buio" che annichilisce la società moderna è stata l'ispirazione che l'ha spinto a inserire nelle cavità dei suoi lavori dei corpi luminosi che permettono alle opere di innalzare il loro livello interpretativo da quello puramente estetico. I suoi gessi, ottenuti da un primo modello in argilla e lavorati successivamente con le resine plastiche del PVC, attraverso questi inserti luminosi dischiudono i meandri più impervi della loro essenza agli occhi del visitatore, accrescendone il fascino e l'analisi introspettiva.

Iezzi è un grande pensatore e un artista attento alle dinamiche del suo tempo, di cui scruta le sue evoluzione e ne coglie gli aspetti più significativi, consapevole che gli intellettuali non possono girare più lo sguardo dall'altra parte rispetto ai malanni che attanagliano l'animo umano e che oggi più che mai fare arte ha acquisito un grande senso di responsabilità.

Per questo motivo la sua arte ha una forte connotazione educativa e didattica rivolta a tutta la collettività e in particolare alle giovani generazioni.

L'artista vuole far sì che l'uomo torni a essere l'essenza che interroga e che s'interroga sul perché delle sue scelte e non scelte in questi ultimi decenni.

È consapevole che le società più evolute dovranno riorganizzare i loro stili di vita, i sistemi economici, quelli lavorativi e quelli sociali, tenendo conto che tutto questo avverrà in un pianeta climaticamente in perenne trasformazione.

Lo induce a riflettere sugli effetti provocati dalla trasformazione continua della nostra società liquida, sulle priorità ambientali e sul dialogo tra gli uomini, che invece, proprio come nelle sue opere, travalicano ogni materia come una forza centrifuga incontenibile e ambivalente.

Attraverso questa rassegna l'autore è pronto a scuotere dall'animo umano la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni e ridestare il pensiero critico dal torpore della sua coscienza con una versione "3.0" del suo percorso dual, nel quale si scorgono, però, i primi germogli di nuova indagine che lo condurrà, come un visionario, a spingersi al di là dell'apparenza e a cogliere il senso vero delle cose oltre lo spazio e il tempo.

Andrea Viozzi


DUAL 3.0 

Di recente si sente parlare di 3.0 ovvero di un ulteriore evoluzione tecnologica del web che sostituirà quella attuale del 2.0

Il 3.0 DUAL è invece una evoluzione del precedente progetto della mostra del 2023 intitolata DUAL Antropocene.

Nella mostra del 2023 si proponeva una esplorazione di quanto è accaduto sul pianeta nel periodo chiamato della

"Grande Accellerazione"

OVVERO IL PERIODO NEL QUALE L'ESSERE UMANO HA TRASFORMATO CON LE SUE AZIONI L'AMBIENTE E LA SOCIETÀ.

( la G.A. è iniziata all'incirca dal 1945 con la creazione del motore a vapore ed è stata chiamata

Era dell'Antropocene

dal premio Nobel per la chimica

Paul Crutzen)

In Dual Antropocene sono state esposte sei installazioni con la presenza di altrettante sculture dedicate alla mitologia greca.

Nonostante siano passati millenni rappresentano ancora oggi temi di stretta attualità.

DUAL 3.0 è un ulteriore capitolo che si aggiunge a quelle storie

poiché si ispira

allo sviluppo ed all'evoluzione che stiamo vivendo con l'avvento dell'Intelligenza Artificiale.

Da non confondere con il pensiero Transumanista, che sostiene che nel futuro i robot sostituiranno gli esseri umani ormai estinti.

L'ingresso dell 'I.A. invece lascerà che gli esseri umani sopravvivano dando inizio ad una cosidetta

Nuova Antropologia Dinamica,

Poiché l'ambiente in cui vivremo sarà l'espressione e l'esaltazione della rapidità di pensiero .

I Dark Artificial Journey

( gli oscuri viaggi artificiali)

sono rappresentazioni immaginarie del pensiero di un cervello evoluto,

fotografie

che vengono espresse in un mondo fatto di circuiti e simboli algoritmici ,

creano forme estetiche nuove, diverse e dinamiche

da 3.0.

Le opere:


Geb & Humanity decline

                    Medeine &  Humanity  incline

Dual - Cibele - Driope